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Il CDA delle donne italiane

Meritocrazia e regole per Corriere TV Videointervista a Roger Abramavel

Le donne migliorano la qualità dei Consigli di Amministrazione: eppure in Italia sono ancora troppo poche. 

Una proposta di legge - ora al vaglio del Senato - garantisce il 40% di donne nei Consigli di Amministrazione delle società. E' stato dimostrato che il fattore "rosa" migliora il governo delle imprese, mentre il World Economic Forum segnala l'Italia al 126° posto, dopo il Mozambico, per qualità dei Consigli di Amministrazione.

Perchè una donna no

I meccanismi di selezione dei gruppi dirigenti è basato su dinamiche di cooptazione; ovvero, ci si sceglie tra simili, con esperienze e formazione comuni, all'interno di un CDA come di altri gruppi di decisione. Pertanto, è più difficile per una donna entrare in un consiglio di amministrazione, se non proprietaria dell'azienda, proprio perchè ce ne sono sempre state poche.
 
Il caso norvegese
In Norvegia è obbligatorio che il 40% dei consiglieri delle società quotate siano donne. Pena la chiusura dell'azienda che non rispetta la legge. Alcuni studi hanno dimostrato che le donne danno un maggiore contributo alle decisioni strategiche, rendendo i consigli di amministrazione più produttivi e fluidi, quindi più efficienti. Le donne apportano metodi e valori differenti che, in un contesto decisionale così importante, contribuiscono enormemente allo sviluppo delle relazioni interne, a patto che lo stile di leadership dominante non sia basato su schemi formali di attribuzione dei poteri collegati alle persone piuttosto che alle idee.

La mia esperienza nelle PMI venete
Non faccio parte di consigli di amministrazione, ma mi occupo di sviluppo organizzativo a livello direzionale: significa che mi trovo spesso a far parte di gruppi decisionali, seduta ai tavoli a cui siedono i proprietari e dirigenti di piccole o medie aziende. Confermo, in quanto professionista e in quanto donna, che la presenza femminile in un CDA, ne migliora l'andamento sia sotto l'aspetto funzionale che sotto l'aspetto dell'efficienza produttiva. Le donne, per predisposizione naturale, hanno infatti maggiori abilità di mediazione nella gestione e nel coordinamento delle relazioni interne ad un gruppo decisionale. Quando mi occupo di sviluppo organizzativo in impresa, sono al centro delle relazioni e devo contare sulla mia capacità di mediare, ma è proprio per questo che sono sempre molto serena riguardo ai risultati.

antonella.fabris@rsga.it
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